Accadde oggi

Accadde oggi... la prima vaccinazione antivaiolosa

Accadde oggi... la prima vaccinazione antivaiolosaEdward Jenner è stato uno dei più grandi benefattori dell’umanità, eppure in vita fu solo un modesto medico condotto inglese. Fu però un medico di grande intuito e, come di solito accade, soprattutto l’uomo giusto al momento giusto. In realtà, la pratica della vaccinazione antivaiolosa, una delle più grandi invenzioni della storia, esisteva in forme empiriche e approssimative da secoli in oriente (descritte tra i soliti cinesi fin dal 1014) e la notizia dei benefici di queste procedure, per quanto parziali, aveva già raggiunto l’Europa. Jenner riprese alcune conoscenze di una pratica popolare araba, che erano state importate in Inghilterra un’ottantina di anni prima da una nobildonna e poetessa inglese, Maria Wortley Montagu, consorte dell’ambasciatore britannico in Turchia e amante di letterati italiani.

Lady Wortley MontaguLa “variolizzazione” non era una pratica medica ufficiale nemmeno nell’impero ottomano ove pure era diffusa: era solo una pratica empirica del popolino ed era rischiosa, ma era efficace per evitare il devastante contagio che distruggeva per sempre la bellezza femminile. E Lady Wortley Montagu, rappresentata a lato in abiti turcheschi in un dipinto della Irish National Gallery di Dublino, non voleva certo che la sua aristocratica bellezza svanisse per sempre devastata dal vaiolo: per convincere la famiglia reale inglese dell’utilità di ciò che aveva conosciuto a Costantinopoli, fece inoculare davanti alla corte il suo secondo figlio col materiale purulento prelevato da un malato sopravvissuto all’infezione.

Il vaiolo, anche quando era benigno senza le sue complicazioni cardiache, polmonari e di altre sedi — la mortalità storica del vaiolo ordinario, il 90% delle forme cliniche di Variola maior, era di circa un terzo e del 40-50% nei neonati e nei lattanti con almeno 400.000 morti l’anno stimati in Europa nel XVIII secolo; 60.000 a Napoli nel 1768 in poche settimane — lasciava inevitabilmente terribili deturpazioni cicatriziali alle mani e soprattutto al volto a partire dalla fronte. L’esperimento dell’aristocratica poetessa convinse la famiglia reale britannica che si fece variolizzare affrontando i piccoli disturbi della lieve infezione vaiolosa conseguente alla procedura. Infezione di solito lieve, ma talora causa di un vero vaiolo! All’epoca non si sapeva, ma se il titolo di anticorpi neutralizzanti nel materiale biologico usato per la variolizzazione e contenente l’orthopoxvirus del vaiolo non era sufficientemente elevato… Nel 1778 ci fu a Modena un’epidemia di vaiolo dovuta a una variolizzazione fallita e in Europa diversi furono gli episodi analoghi.
Anche la famiglia reale di Napoli si fece variolizzare nel 1778, dieci anni dopo l’apocalittica epidemia napoletana, mentre Pietro Verri dedicò alla variolizzazione l’ultimo numero del suo “Caffè” e Parini una delle sue “Odi”.

Museo delle Cere Anatomiche di Bologna-vaioloLa foto illustra il tipico rash di papule, vescicole e pustole in un modello del Museo delle Cere Anatomiche di Bologna.
Il genio di Jenner fu di combinare le osservazioni di Lady Wortley Montagu con le sue personali osservazioni. Jenner, da buon medico condotto, aveva notato che nessun uomo, donna o bambino addetto alla mungitura del latte era mai stato colpito dal vaiolo purché fosse stato a contatto con le pustole, frequenti sui capezzoli e alle mammelle delle mucche da latte ma innocue per il latte, che erano note da secoli nella campagna inglese (quasi assenti altrove per ragioni veterinarie) e che non erano mai state fino a quel momento collegate in qualche modo al vaiolo umano. Nessuno di quei campagnoli presentava deturpazioni al viso e nessuno manifestava sintomi dopo la variolizzazione (ovvio! Esposti da sempre a questo atipica eruzione vescicolo-pustolosa delle mucche da latte, erano tutti già immuni al vaiolo umano, anche nella versione lieve conseguente alla variolizzazione). Le poche croste che si formavano sulle loro mani dopo il contatto con le mammelle infette delle vacche scomparivano dopo breve tempo: i contadini chiamavano queste croste passeggere “cowpox”. In italiano, vaiolo vaccino.
Col senno di oggi, Jenner apparentemente fece solo due più due: in realtà la sua intuizione fu semplicemente geniale; e infatti non fu capita dai suoi compatrioti. I contadini non contraevano il vaiolo umano perché erano fin da piccoli esposti all’analoga infezione delle mucche da latte, imparentata a sua volta con un’infezione equina (Jenner notò che anche gli stallieri che attendevano questi cavalli erano indenni dal vaiolo umano). Jenner comprese che il contagio col vaiolo vaccino, molto meno aggressivo del vaiolo umano, era necessario (le croste del “cowpox” dovevano formarsi), ma era sufficiente per rendere in qualche modo i contadini refrattari al temibile contagio umano.

Il 14 maggio 1796 Jenner fece la sua prima “vaccinazione” in un ragazzo che poi si dimostrò immune all’infezione indotta dal siero proveniente da pustole vaiolose umane. Seguirono a questa prima diverse altre esperienze di vaccinazione: Jenner ne riportò i risultati positivi in un volumetto stampato a sue spese che inviò alla Royal Society, la maggiore autorità medica del Regno Unito.
Naturalmente, come spesso accade ai geni, i paludati membri della medicina ufficiale britannica ritennero ottusamente di nessun interesse gli argomenti di quell’oscuro medico di campagna. Ma un altro genio, Napoleone, fu di parere molto diverso e già nel 1805 impose d’autorità la vaccinazione jenneriana alle sue truppe e l’anno dopo la estese a tutta la popolazione francese. Dovette passare un secolo ancora dopo Jenner prima che Pasteur intuisse, spianando la strada all’immunologia moderna, che la vaccinazione antivaiolosa era in realtà solo l’applicazione al vaiolo di una legge generale di natura.
 
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Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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