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Clorosi: un frammento di storia maschilista

Clorosi: un frammento di storia maschilista della medicina Soprattutto in epoca romantica, i medici osservavano spesso donne molto giovani e adolescenti, spesso di ceto elevato, languidamente apatiche verso il mondo, pallide, senza forze e malinconiche. Tipiche di queste donne di fragile costituzione e considerate di grande sensibilità erano anche le frequenti intense palpitazioni di petto (oggi le chiameremmo sindromi ipercinetiche): insomma, erano donne perfettamente in linea con il clima spirituale romantico del periodo. Fanny Price, la timida, pallidissima e anoressica eroina del romanzo Mansfield Park di Jane Austen, incapace di camminare per più di brevi tratti senza stancarsi, sempre col mal di testa, sensibilissima ed emotiva e timorosa anche della propria ombra, fu l’icona letteraria di queste donne durante il periodo aureo della “clorosi” in Gran Bretagna: dagli ultimi anni della Reggenza fino alla fine dell’età vittoriana (1825-1900 circa).
Clorosi” fu per i medici del XVII e XVIII secolo, e ancor più del XIX, la diagnosi quasi d’obbligo nelle molte giovani donne con ritardo del menarca o completa amenorrea.

Di queste donne si enfatizzava la cute dalla pallida sfumatura verdastra o giallo-verdastra che i medici inglesi ritenevano di vedere spesso in alternativa al tipico pallore quasi lunare: da qui il nome dell’affezione, clorosi o più semplicemente “green sickness” (letteralmente, malattia verde).La causa era ritenuta essere una (molto fantasiosa, secondo le conoscenze di oggi) ritenzione nell’utero del “seme femminile” che si supponeva contenuto nel flusso mestruale.
 
Una questione era chiara, la “green sickness” era esclusivamente femminile: secondo il medico settecentesco Samuel England, only invades Virgins and Widdows (notare le particolari categorie di donne supposte vittime dell’affezione, vergini e vedove) and is heedfully to be Distiguish’d from a Cachexy or evil disposition of Body that is Common to both Sexes. Insomma, niente a che spartire con qualsiasi forma d’astenia che potesse colpire anche il genere maschile: anche nel caso di young Lads, who have received from Nature, and from their Parents, a sort of feminine Constitution, Education, and Habitude (niente clorosi nemmeno per gli “young Lads”, giovanotti gay o quantomeno un po’ effeminati: rigorosamente solo fanciulle).
 
A questo punto si sarà anche intuito quali fossero le giovani donne colpite da questa strana ipocondria astenica associata a palpitazioni cardiache, svenimenti continui, pallore lunare e (spesso, forse) sfumatura giallo-verdastra della cute: solo quelle “ripe of Age” e “fit for a man” (non traduciamo e rimandiamo a Google Translate per rispetto delle nostre lettrici); difatti il terzo nome della clorosi era “Virgin’s Disease”. Tuttavia, come abbiamo detto, potevano esserne colpite anche le (giovani) vedove non rimaritate e persino, come notò l’ineffabile Dr. England con un’evidente sfumatura di condanna morale, anche una ragazza madre trentenne.
 
L’idea patogenetica che si aveva della clorosi era rivelatrice della considerazione della donna, anche di rango sociale elevato, che avevano da secoli la società e la medicina. Il sangue mestruale era considerato una delle tre varianti del seme femminile: le altre due erano le perdite vaginali, “the whites”, e il latte materno. Gli impedimenti del flusso mestruale, cioè l’amenorrea e i disturbi del menarca delle giovani donne con la “green sickness”, non potevano che essere una conseguenza quasi deterministica della forzata soppressione del desiderio e dell’assenza di attività sessuale delle vergini e delle giovani vedove. Non a caso la clorosi era ritenuta correlata all’isteria (l’etimologia, legata all’utero, della parola isteria dice tutto…) e all’anoressia nervosa.

Anche le suore erano ovviamente vittime predestinate della malattia delle vergini: nel 1687, un altro medico inglese in viaggio verso la colonia della Giamaica, Hans Sloane, affermò di aver trattato di “green sickness” un intero monastero sull’isola di Madera. L’idroterapia, l’immancabile flebotomia e gli altrettanto immancabili purganti erano i cardini della terapia della clorosi, ma naturalmente solo il matrimonio di queste donne, assatanate sia pure senza colpa e solo per motivi di biologia (maids of ripe years desiderous to keep company with a man), poteva definitivamente risolvere la spiacevole ma inevitabilmente femminile “green sickness”.

Ma non è finita qui...

Immagine
: Svenimento di una giovane aristocratica “clorotica” in una rappresentazione settecentesca
 
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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