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Conseguenze psichiatriche da Covid-19

Conseguenze psichiatriche da Covid-19L’emergenza pandemica determinata dal Covid-19 ha fatto irruzione nelle nostre vite sconvolgendole completamente e determinando pesanti conseguenze sulla vita dei cittadini.
Superata la fase acuta del problema, infatti, ora si rischia di vedere in tutto il mondo l’emergere di problemi mentali legati al post-lockdown.


Gli studi a livello internazionale

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Psychiatry¹ a cura di 42 studiosi mondiali coordinati da David Gunnell, professore di Epidemiologia dell’Università di Bristol, si evidenziano otto fattori psicologici, sociali ed economici legati alla pandemia, che hanno impattato gravosamente sulla psiche della popolazione. Tra questi, oltre alle preoccupazioni finanziarie, spiccano le conseguenze da isolamento. L’isolamento, infatti, pur rendendosi fondamentale per limitare la trasmissione del virus, avrebbe influito negativamente sulla salute mentale di molti per vari motivi: squilibrio del ritmo sonno-veglia, aumento nel consumo di cibo e bevande alcoliche, profonda incertezza circa gli esiti della pandemia. “Sicuramente la paura di un nemico invisibile e pericoloso come il virus, non ancora del tutto annientato, attiva uno stato di tensione persistente, che può aggravare le condizioni di chi già soffre di disturbi ansiosi e depressivi e scatenare crisi di ansia e panico anche in chi non ne ha mai sofferto", ha affermato il dottor Gunnell.
 
A essere particolarmente coinvolti risultano essere le fasce d’età tra i 18 e i 29 anni e tra i 30 e i 44, che lamentano depressione, ansia e insofferenza per i limiti sociali. Più in generale, risultano coinvolti anche soggetti già affetti da problemi di salute mentale e persone non autosufficienti presentanti patologie croniche.
 
Tale problematica ha assunto rilievo mondiale, tanto che l’OMS ha inserito l’obiettivo “La salute mondiale nelle emergenze sanitarie” nella consultazione sul Global Action Plan (2020-2030), diffondendo proprio in queste settimane la Guida OMS “COVID-19: Guida operativa per mantenere i servizi sanitari essenziali durante un epidemia”, che riporta tra i servizi essenziali da garantire anche quelli dedicati ai pazienti con problemi di salute mentale o che hanno accusato conseguenze psichiche nell’arco degli ultimi mesi. 


La tematica affrontata dalle università italiane

Sono molte le università italiane che si sono attivate nell’analizzare i rischi per il benessere psicologico post-quarantena. Tra queste, ricordiamo l’Università La Sapienza di Roma, la Sigmund Freud University e l’Università Cattolica di Milano, le quali, tramite la disposizione di survey online, hanno indetto una raccolta di dati con lo scopo di indagare vari criteri di valutazione nei rispondenti: modalità di risposta allo stress, variazione nei comportamenti sociali connessi alla pandemia e alle relative misure restrittive, emozioni individuali connesse. La raccolta di tali dati avrà successivamente il fine di strutturare interventi di supporto psicologico volti a ridurre i sintomi da stress derivanti dalla pandemia e migliorare la qualità della vita.
 
In Italia i pazienti affetti da disturbi di natura psichiatrica o psicologica sono seguiti rispettivamente da medici psichiatri e psicologi che, mediante terapie articolate, si occupano di supportare e guidare il paziente in un percorso di mantenimento e perseguimento della salute mentale. Quantificandoli numericamente grazie ad Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende oltre 1,4 milioni di anagrafiche di professionisti della salute, contiamo 6.887 medici specializzati psichiatria e 118.000 psicologi.

1 - Suicide risk and prevention during the COVID-19 pandemic
 
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