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Garibaldi e i radiologi

Giovanni Fattori, Garibaldi ad Aspromonte. Olio su tela, collezione privata.Garibaldi fu ferito, fu ferito a una gamba… E non avevano ancora inventato i radiologi.

Solo i più anziani tra noi ricorderanno la filastrocca “Garibaldi fu ferito, fu ferito a una gamba…”, che da bambini si canticchiava giocando nelle strade (nel mio caso di Milano) dove passavano solo rare automobili e i marciapiedi non erano ancora parcheggi intasati.
Garibaldi fu effettivamente ferito sull’Aspromonte dai soldati del neonato Regno d’Italia (era il 1862) mentre puntava verso Roma e il Lazio partendo dalla Calabria. 
Liberare Roma e il Lazio, ultimi brandelli degli stati del Papa-re ancora non annessi dal regno sabaudo, era una fissa di Garibaldi: ritentò ancora nel 1867 per essere fermato a Mentana dai modernissimi fucili francesi Chassepot di Napoleone III (ma il mio bisnonno garibaldino si consolò del fiasco con due decorazioni al valor militare). Ambedue le volte gli andò male; ma in più Garibaldi sull’Aspromonte rimediò, come scrisse nella sua autobiografia, “due palle di carabina, una all’anca sinistra e l’altra al malleolo interno del piede destro”. Tutto avvenne perché il governo Rattazzi temeva la rottura dell’intesa diplomatica, laboriosamente costruita da Cavour, con la Francia di Napoleone III, che aveva aperto la strada la strada alla Seconda Guerra d’Indipendenza, alla conquista della Lombardia e ai plebisciti dell’Emilia, della Romagna e del centro Italia.
La ferita alla coscia era superficiale e solo leggermente contusa, ma la ferita al piede era grave. Garibaldi fu trasferito a Scilla e da lì, sulla fregata Duca di Genova, a La Spezia, “ospite” della marina militare nel forte di Varignano.
 
Il problema dei medici era quello di trovare la posizione esatta del proiettile, che aveva trascinato in profondità anche brandelli dello stivale e del calzino: era indispensabile per scongiurare il rischio della gangrena (la febbre comparve presto) e dell’amputazione del piede. Oggi una radiografia risolverebbe il problema in pochi minuti, ma Röntgen scoprì (per caso) i raggi X solo l’otto novembre 1895: all’epoca, per tentare d’individuare la palla c’era solo la specillazione. Nel frattempo, con rimedi che oggi sembrerebbero quantomeno stravaganti — cerato di galeno, un’antichissima pomata protettiva a base di cera d’api e acqua di rose, purghe e impiastri di semi di lino — si tentò d’evitare la gangrena.

Una dozzina di giorni dopo essere stato ferito, Garibaldi ebbe atroci dolori al collo del piede con abbondante materiale purulento. Cosa fare per placare il dolore? Nulla di meglio di uno dei gold standard dell’epoca: ben venticinque mignatte (sanguisughe). Nel frattempo, specillando la ferita (senza anestesia), i medici del tempo chiamati a consulto estraevano frammenti ossei, lembi di pelle dello stivale, parti di calzino; ma della famigerata palla dei soldati del Generale Cialdini nemmeno l’ombra. Fortunatamente il rischio di dover amputare il piede si riduceva, ma non era ancora scongiurato.
 
Una quarantina di giorni dopo la ferita il gonfiore si estese fino al ginocchio e ancora impiastri di semi di lino e di solfato di soda, fortemente igroscopico e chiamato dalla farmacopea dell’epoca anche sale mirabile o sale di Glauber, per “controllare” il dolore. Ancora una decina di giorni e si ricorse al solfato di chinino e all’estratto d’oppio per mantenere la situazione quantomeno stazionaria. Nel frattempo il governo Rattazzi aveva anche il problema di calmare i rumoreggiamenti dell’opinione pubblica: Garibaldi era pur sempre il Generale Garibaldi, un’icona patriottica e ormai una celebrità mondiale. L’amnistia in occasione del matrimonio tra Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, e il re del Portogallo capitò a fagiolo; e Garibaldi fu trasferito da uomo libero nell’albergo Milano, sempre a La Spezia.
 
Due mesi dopo la ferita comparve il deus ex machina: Auguste Nélaton, famoso chirurgo francese (sua l’invenzione della manovra di Nélaton per ridurre la lussazione della mandibola), localizzò la famosa palla di fucile a due centimetri e mezzo di profondità. Pochi giorni dopo Garibaldi fu trasferito a Pisa. Anche Nélaton non aveva i raggi X: come fece a risolvere l’arcano della posizione di quella dannata palla di carabina? Sempre specillando, ma l’ingegnoso specillo che ideò il francese era rivestito di porcellana rugosa, che si sarebbe macchiata toccando il piombo della palla permettendo di localizzarla. Il primo tentativo fallì, ma tre settimane dopo la porcellana si tinse finalmente di nero. Ottantasei giorni dopo la fucilata sull’Aspromonte il medico patriota Ferdinando Zannetti estrasse a Pisa i ventiquattro grammi di piombo. Garibaldi mosse i primi passi solo dopo un altro paio di mesi, ma per tutto il resto della sua vita dovette appoggiarsi a un bastone.
 
Nel clima patriottico dell’epoca Nélaton e Zannetti furono osannati dai media; ma Garibaldi era anche visto come il fumo negli occhi dai vertici vaticani che intravedevano la non lontana fine del millenario potere temporale. Il povero Zannetti rimediò gli improperi di un gesuita in una lettera ben nota agli studiosi del Risorgimento: “Che tu sia stato sempre un impostore e un rosso lo mostrasti nel ’48 facendo di tutto per far salire al potere quei due iniqui di Guerrazzi e Montanelli […si parla delle vicende del 1848 a Firenze che portarono al governo democratico e alla fuga del Granduca a Gaeta…]. Ti sei palesato il medesimo farabutto facendo tanto […illeggibile…] a quell’assassino di Garibaldi. E dico assassino perché un uomo che tradisce il suo re non merita altro che il titolo di assassino. Ma la tua testa di rapa con quella di Garibaldi stanno bene insieme perché siete due che fate a chi capisce meno. […] Smetti di fare il buffone, perché fuori della medicina non capisci nulla”.
 
Tre mesi di sofferenze e dolore e il rischio di morire di setticemia: solo perché un secolo e mezzo fa anche le più rudimentali tecnologie di imaging erano ancora di là da venire. Ma quanti sono i radiologi oggi in Italia? Atlante Sanità, la banca dati che comprende oltre 1,3 milioni di anagrafiche, conta 11.856 medici specializzati in radiodiagnostica e 2.235 in radioterapia29.821 sono invece i tecnici sanitari di radiologia medica.
 

 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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