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Giornata Mondiale dell’Udito

Giornata Mondiale dell'UditoDomani, 3 Marzo 2021, sarà la Giornata Mondiale dell’udito promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’idea di fondo è richiamare l’attenzione sull’importanza di identificare precocemente un’eventuale perdita dell'udito e intervenire in tempi brevi. Molte sono infatti le persone che vivono con un abbassamento dell'udito non identificato mentre controllarsi è il primo passo per affrontare il problema. 

Due i messaggi chiave che l’Oms propone:
  • tutte le persone dovrebbero controllare di tanto in tanto l'udito, specialmente quelli che sono a più alto rischio, come gli adulti sopra i 50 anni, quelli che lavorano in luoghi rumorosi, quelli che ascoltano musica ad alto volume per lunghi periodi di tempo e quelli che hanno già problemi all'orecchio
  • i servizi per l'identificazione e l'intervento precoce su patologie all’orecchio dovrebbero essere resi disponibili attraverso il sistema sanitario.
Fra gli ultra 64enni residenti in Italia complessivamente il 20% riferisce un deficit dell’udito (il 5% supera questa difficoltà facendo ricorso all’apparecchio acustico, mentre il 14% non fa ricorso ad alcun ausilio). Questa quota aumenta all’avanzare dell’età e raggiunge il 45% fra gli ultra 84enni, ma ¾ di loro non corregge questo difetto in alcun modo. Il gradiente geografico Nord-Sud è significativo e a sfavore delle regioni meridionali dove è maggiore la prevalenza di deficit uditivi (24% del Sud vs 16% del Nord) e minore il ricorso all’apparecchio acustico.

Il profilo di salute e la qualità della vita delle persone con un deficit dell’udito, non corretto con alcun ausilio, è certamente più compromesso rispetto al resto della popolazione: fra loro è più alta la prevalenza di sintomi depressivi (27% vs 12% del resto della popolazione), sono più frequenti le cadute (il 14 vs l’8% del resto della popolazione) ed è maggiore l’isolamento sociale. I dati suggeriscono l’importanza di promuovere e garantire l’accesso ai servizi diagnostici audiologici per l’anziano per contenere gli esiti negativi che accompagnano le complicanze legate alla progressiva riduzione della capacità uditiva.

Lo screening audiologico neonatale

Il Centro nazionale malattie rare (CNMR) è da anni attivamente impegnato nelle attività di prevenzione secondaria nel periodo neonatale e che includono i seguenti programmi:
  • screening neonatale esteso, il cui obiettivo è quello di identificare i neonati affetti da alcune malattie metaboliche ereditarie
  • lo screening audiologico neonatale, il cui obiettivo è quello di identificare i neonati affetti da ipoacusia (sordità) congenita
  • screening oftalmologico, il cui obiettivo è quello di rilevare l’eventuale patologia relativa alla cecità e/o l’ipovisione.
In particolare, per quanto riguarda lo screening audiologico neonatale, il CNMR ha coordinando, per il periodo 2019-2020, il progetto CCM “Sordità infantile e patologie oculari congenite. Analisi dell’efficacia ed efficienza dei protocolli di screening uditivo e visivo neonatale”. Questo progetto, svolto in collaborazione con l’Istituto nazionale analisi politiche pubbliche (INAPP), Regioni e società scientifiche, ha avuto come obiettivo generale la conduzione di un’analisi nazionale sulle modalità di realizzazione degli screening neonatali audiologici (incluso anche lo screening oftalmologico) per l’implementazione equa, efficace ed efficiente a livello nazionale di questi programmi.

Inoltre, con l’entrata in vigore del Dpcm del 12 gennaio 2017 che aggiorna i LEA, lo screening audiologico neonatale diventa obbligatorio per tutti i nuovi nati nel territorio nazionale. Per attuare questa disposizione è necessaria la costituzione di un sistema nazionale validato, integrato e condiviso di coordinamento e monitoraggio, identificazione, intervento e presa in carico precoce dei bambini con deficit uditivo e visivo.

Questo progetto rappresenta un primo passo nella costituzione di tale Sistema, che necessita la costruzione di un processo e un percorso in cui è essenziale creare un team, composto da più professionisti, per fare in modo che l’azione di sanità pubblica si esprima in tutta la sua efficacia. Si tratta quindi di rafforzare sinergie tra i vari portatori di interesse: istituzioni centrali, Regioni, centri clinici, associazioni di pazienti e famiglie, e società scientifiche, per garantire l’equità nell’accesso a tutti i nati in Italia.
 
 
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