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I problemi di prostata del condottiero rinascimentale

I problemi di prostata del condottiero rinascimentaleUno studio condotto in Minnesota alla fine del secolo scorso ha stimato che la prostata, organo dell’apparato genitale maschile, s’ingrossa dai 30 anni in media del 1,6% ogni anno e s’ingrossa sempre più rapidamente tanto più è elevato il volume già raggiunto (Rhodes T, J Urol 1999). Il risultato, per molti uomini dalla mezza età in poi, sono i sintomi urinari dell’iperplasia prostatica benigna (IPB), fastidiosi soprattutto di notte. Oggi farmaci e chirurgia urologica possono alleviare la penosa condizione di chi soffre di IPB grave, ma un tempo non era così. L’IPB non è un disturbo legato alla vita moderna: è sempre esistito e, per quanto del tutto benigna, deve avere sempre causato molte sofferenze nella vita quotidiana agli uomini che ne soffrivano in forma grave.

Soldino d’argento coniato a Brescia nei primi anni del ’400È il caso di un famoso principe-condottiero a cavallo tra ’300 e ’400: un valoroso avventuriero che conobbe trionfi e cadute e un tipico, poliedrico rappresentante del nostro Rinascimento. Pandolfo III Malatesta (1370-1427), signore di Fano nelle Marche e condottiero di ventura al servizio di Gian Galeazzo Visconti e di Venezia, riuscì in modo rocambolesco a ottenere le signorie di Brescia e di Bergamo a spese dei signori di Milano e per quasi vent’anni estese i suoi domini fino a Lecco. La sua signoria di Brescia ne dimostrò le inattese doti politiche, diplomatiche e amministrative anche in campo finanziario e contabile: per esempio, alla corte bresciana di Pandolfo si avviò per la prima volta il metodo contabile della partita doppia.

Ricostruzione del corpetto ergonomico rosso e oroUn altro grande condottiero rinascimentale, Carmagnola, riuscì a riconquistare per Filippo Maria Visconti le terre perdute, costringendo Pandolfo a ritirarsi nella sua signoria di Fano. Tornato nella signoria avita portando con sé la sua ricchissima biblioteca, Pandolfo, in perfetto stile rinascimentale, si dedicò alla raccolta di antichi codici e alla protezione di umanisti, ma senza disdegnare di partecipare ad altre battaglie tra i ricchi stati italiani sempre in guerra tra loro. Morì di una violenta febbre durante un pellegrinaggio al santuario di Loreto; il suo sepolcro di porfido di età romana, con il corpo riccamente vestito e molto ben conservato per mummificazione spontanea, è stato scoperto nel 1995 durante i restauri del loggiato di una chiesa di Fano.
 
L’autopsia dei suoi resti rivelò le alterazioni scheletriche tipiche di un cavaliere della nobiltà che trascorse buona parte della vita in sella. Ne sono esempi le lesioni in corrispondenza delle inserzioni della clavicola e delle coste sullo sterno, molto probabilmente dovute all’impatto delle lance imbottite da torneo sul petto dei cavalieri medioevali e rinascimentali, e l’artrosi della colonna dorsale con lesione dei dischi intervertebrali, anch’essa una tipica lesione ossea dovuta al peso delle pesanti armature, frequente negli scheletri dei nobili dell’epoca.
Lo scheletro di Pandolfo rivelò anche le caratteristiche, forti inserzioni dei muscoli sulle ossa del braccio, dell’avambraccio e delle gambe legate alle violente sollecitazioni della cavalcata in velocità, oltre all’abbondante deposizione di nuovo osso (“esostosi”) in corrispondenza delle creste delle ossa iliache associata a calcificazioni dei muscoli ileopsoas e grande gluteo che vi s’inseriscono, anch’esse alterazioni tipiche dei cavalieri. L’autopsia di Pandolfo rivelò anche abbondanti esostosi in corrispondenza della mano destra, in questo caso legate non alla vita a cavallo, ma al continuo uso della spada in battaglia e nell’addestramento al combattimento, e le tipiche distorsioni delle ossa del piede causate dai calzari d’acciaio dell’armatura.
 
Sfortunatamente per lui, Pandolfo III Malatesta dovette anche conciliare guerra e IPB e probabilmente non fu facile per lui. I resti mummificati della prostata mostravano due ingrossamenti nodulari, con abbondante deposizione di fibre connettivali e di calcificazioni, in corrispondenza della zona centrale della prostata intorno all’uretra. È proprio la zona della prostata dove si sviluppa l’IPB. L’uretra appariva compressa da questi noduli di tessuto fibrotico e dilatata prima dell’ostruzione: esattamente quello che accade nell’IPB.
A parte la sofferenza per il continuo stimolo a urinare, in particolare di notte, il grave quadro di IPB di Pandolfo suggerisce che il condottiero fosse anche particolarmente a rischio di infezioni urinarie, legate al ristagno di urina e facilitate dalla vita a cavallo. Probabilmente, fu proprio una setticemia, un’infezione generalizzata iniziata come un’infezione delle vie urinarie, a uccidere Pandolfo a 57 anni durante il suo pellegrinaggio al santuario di Loreto.
 
IPB significa urologi: l’elenco di tutti gli urologi italiani è disponibile su Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende oltre 1,4 milioni di anagrafiche di professionisti della salute. Quanti sono dunque gli urologi? Circa 4.000 sono i medici specializzati in urologia in Italia, di questi oltre il 75% è iscritto a WelfareLink, il network di professionisti in rete, e riceve quotidianamente le nostre riviste.

Immagini:
  • Soldino d’argento coniato a Brescia nei primi anni del ’400: unica immagine nota di Pandolfo III Malatesta.
  • Ricostruzione del corpetto ergonomico rosso e oro, indossato da Pandolfo in battaglia sotto l’armatura e ritrovato nel 1995 nel sepolcro di Fano del condottiero. L’originale è unico al mondo ed è anch’esso conservato nel Museo Civico di Fano in condizioni controllate.
 
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Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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