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Ictus: ogni anno 100mila nuovi casi

Ictus: ogni anno 100mila nuovi casiL’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei paesi occidentali. Secondo le proiezioni entro i prossimi venti anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si verificherà un complessivo aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea.

In Italia la situazione non cambia e ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive a un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità.

Sebbene dal 2003 al 2014 è stata registrata una riduzione della mortalità per le malattie cerebrovascolari del 40,5%, passando da 13,4 x 10.000 nel 2003 a 8,0 x 10.000 persone residenti nel 2014, l’invecchiamento costante della popolazione può portare alla risalita dei picchi. Per evitare questio, ci sono quattro obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus nel nostro Continente del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

Il quadro e le proposte di azione sull’Ictus arrivano dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese. I dettagli del Rapporto, realizzato dall’Osservatorio Ictus Italia, possono essere letti su Quotidiano Sanità.

Ora invece ci focalizziamo sulle figure professionali coinvolte nella patologia e, in particolar modo, delle numeriche. Abbiamo visto che obiettivo dei prossimi anni è affrontare la malattia a 360°, partendo dalla prevenzione fino alla vita dopo l’evento. Tra i professionisti che dovranno essere coinvolti ci saranno sicuramente cardiologi e neurologi. Ma quanti sono in Italia? E, in particolare, quanti di questi sono medici ospedalieri? Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende circa 1,4 milioni di anagrafiche, conta 22.254 medici specializzati in cardiologia e 12.398 in neurologia, rispettivamente 9.949 e 5.610 sono medici ospedalieri.
 
 
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