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Microbiologia e miracoli, il Bacillus prodigiosus (Serratia marcescens)

Rosone del Duomo di Orvieto (Rete Comuni Italiani)I giorni intorno a Ferragosto hanno visto ampie polemiche sui mezzi d’informazione, e sedici avvisi di garanzia della Procura di Brescia, per il decesso, dovuto a un bacillo Gram-negativo molto coriaceo alle terapie antibiotiche, di Paolo, di un neonato prematuro nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili. Serratia marcescens è di solito un pacioso abitante del nostro intestino, ma può essere responsabile di devastanti sepsi e shock settici nosocomiali nel “compromised host” (individui immunodepressi e genericamente a rischio come, per l’appunto, i neonati prematuri).

Cosa c’entra la triste morte di Paolo con un grande Papa del XIV secolo, Urbano IV, con la sua bolla del 1324 Transiturus de hoc mundo con la quale stabilì la festività (celebrativa) del Corpus Domini e con l’impulso all’edificazione di uno dei massimi capolavori d’Italia, il Duomo di Orvieto? L’anello di congiunzione è — forse! Non si vuol offendere la sensibilità religiosa di nessuno — proprio Serratia marcescens, almeno secondo quei mezzi miscredenti dell’American Society of Microbiology [ Cullen JC, “The Miracle of Bolsena”. ASM News 1994; 60(4): 187-91 e Bennet JW “More on the Miracle of Bolsena”. ASM News 1994; 60(4): 480 ].

Raffaello, la Messa di Bolsena (Wikipedia)Ma procediamo con ordine. Più di sette secoli e mezzo fa, il curato Peter di Praga, in pellegrinaggio verso Roma con qualche perplessità teologica sul mistero della transustanziazione e la reale presenza del corpo di Cristo nell’eucarestia, si pentì di colpo di ogni tentazione di fumus heresiae quando vide l’ostia davanti a lui, durante la Messa che stava officiando in una chiesa di Bolsena, trasudare sangue. Il liquido rosso macchiò l’altare e il suo corporale di lino, oggi reliquia del miracolo nel Duomo di Orvieto.
Raffaello, sorvolando sull’anacronismo di un paio di secoli per adulare il suo committente Papa Giulio II della Rovere, rappresentò il Miracolo di Bolsena nelle Stanze Vaticane con Giulio II come testimone oculare del miracolo.

Secondo le cronache ecclesiastiche, molti furono gli episodi di ostie sanguinanti, sia pure senza una festività religiosa, un Raffaello o un Duomo di Orvieto a dare loro memoria imperitura. Avvennero soprattutto in Germania, per esempio a Wilsnack in Brandeburgo nell’agosto 1383, a Sternberg in Baviera nel luglio 1492 e a Berlino nell’estate 1510. Il primo caso di sangue che sembrava fuoriuscire dal pane eucaristico fu registrato addirittura nel 1169 in Danimarca [ Gaughan ER, “From superstition to science: the history of a bacterium”. Trans N Y Acad Sci 1969; 31(1): 3-24 ].

Più laicamente, nei secoli hanno spesso sanguinato anche il pane di ogni giorno, per esempio a Châlons-en-Champagne nella regione della Marna nel settembre 1792, e i dolci, per esempio a Stennwitz ancora in Germania nel luglio 1693, ma già Pitagora aveva parlato di una sostanza color sangue sul pane nel VI secolo a.C.

A onore delle autorità ecclesiastiche, quando anche della polenta gialla sanguinò nel 1819 nella casa di un contadino di Legnaro, nella bassa padovana, Padre Pietro Melo, incaricato d’indagare su quella misteriosa “infestazione diabolica”, sentenziò che la sostanza rossa maleodorante era solo il risultato di un processo naturale di fermentazione. Un farmacista padovano, Bartolomeo Brizio, anch’egli (laicamente) affascinato da quei sanguinamenti plurisecolari, nel 1823 identificò un “essere vegetale”, che osservò al microscopio e riuscì addirittura a coltivare su polenta fresca. Lo battezzò Serratia marcescens: Serratia in onore di un fiorentino, Serafino Serrati, che per primo al mondo aveva brevettato un battello a vapore nel 1787 (quanti geni italiani dimenticati…); marcescens perché le colonie di quel “essere vegetale”, alla fine del loro ciclo vitale producevano un pigmento rosso intenso e si decomponevano in una sorta di gel mucillaginoso semifluido.

Pane rosso raffermo contaminato da S. marcescensUn microbiologo prussiano, Christian Ehrenberg, a metà del XIX secolo identificò le condizioni ideali per lo sviluppo di Serratia marcescens: abbondanza di amido (di cosa sono fatte ostie, pane, dolci e polenta?) e un ambiente poco acido, ma soprattutto caldo e poco umido. Fu forse una coincidenza che questi secolari sanguinamenti miracolosi tendessero ad avvenire d’estate?
 
Il pigmento rosso fu isolato nel 1929 e battezzato “prodigiosina” (prima di tornare nel 1920 al nome originario di Brizio, la Serratia marcescens era stata denominata Bacillus prodigiosus); la struttura chimica fu determinata nel 1934. Sintetizzato in laboratorio nel 1960, è dotato di proprietà antibatteriche, antifungine e antiprotozoarie in quanto in grado di compromettere l’impermeabilità delle membrane biologiche [ Suryawanshi RK et al, “Antimicrobial activity of prodigiosin is attributable to plasma-membrane damage”. Nat Prod Res 2017; 31(5): 572-7 ]: si può forse immaginare che la selezione darwiniana ne abbia dotato Serratia marcescens e pochissimi altri microrganismi come arma nella competizione globale mors tua vita mea con gli altri microrganismi in ecosistemi molto selezionati. Il vantaggio competitivo deve infatti esistere e dev’essere decisivo: sono necessari una trentina di geni coordinati tra loro per la biosintesi delle prodigiosina, un investimento evolutivo notevole.

Un’analisi del materiale genetico isolabile dalle reliquie del Miracolo di Bolsena, mirata a stabilirne la natura umana oppure batterica e perorata dal Vescovo di Orvieto nel 1978 (chapeau per l’apertura mentale), è stato sfortunatamente rifiutata dal Capitolo della Cattedrale [ Famiglia Cristiana 1994; 23: 70 ].
 
A proposito di infezioni nosocomiali, più correttamente infezioni correlate all’assistenza (ICA), e reparti di terapia intensiva, l’elenco di questi reparti è possibile ottenerlo attraverso un'attività di mappatura di tutte le strutture, attività che PKE svolge grazie ad Atlante Sanità, il database della sanità italiana contenente le anagrafiche dei professionisti della salute e le strutture dedicate.
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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