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Italiani: la salute e Internet

salute e internetQuante volte si sente parlare dell’utilizzo smoderato di Internet? Che sia per comprare una nuova lavatrice, fare un viaggio esotico o iniziare una terapia farmacologica, molto spesso gli italiani cercano risposte sulla grande piattaforma Google. Ma quanto sono affidabili le informazioni trovate? La risposta è “dipende”, ma certo è che ci sia una grossa differenza fra affidarsi ai commenti degli altri utenti per scegliere fra un Iphone o un Samsung rispetto a decidere se trattare una patologia con un farmaco o un impacco di acqua calda.

Qual è il rapporto degli italiani con la salute e, poi, con Internet? Una ricerca Censis-Agenas dà la risposta a questa domanda: il 78,3% dei rispondenti afferma di prestare attenzione al tema “salute” e, in particolare, il 36,8% indica di essere sempre interessato ad informarsi sull’argomento mentre il 41,5% lo fa solo quando si tratta di un problema di salute che potrebbe riguardarlo da vicino. Più in dettaglio, gli intervistati appartenenti a classi di età più elevate tendono a informarsi di più. Ma quali sono le fonti a cui i rispondenti si affidano? Il medico di medicina generale risulta essere la fonte principale (72,3%) da cui la popolazione ha tratto le informazioni che possiede su temi riguardanti la salute. Il 20-30% degli intervistati fa riferimento anche ai familiari, parenti, amici, vicini, colleghi, il 25,7% si affida alla televisione e il 22,7% al medico specialista. I siti Internet sulla salute o scientifici, invece, sono consultati dal 17,6% delle persone.

Internet, però, rimane comunque una fonte importante di informazione: a fronte di un ricorso crescente alla rete da parte della popolazione, i dati confermano la sua rilevanza anche nel campo della salute. Quasi i 2/3 del campione dichiara di utilizzare Internet e, in particolare, il 32,3% dei partecipanti all’indagine ne fa uso abitualmente per informarsi sui temi legati  alla salute (cercare informazioni su malattie, prenotare visite, ecc).
In particolare, il 73,5% degli intervistati utilizza la rete per cercare informazioni su patologie, terapie, vaccinazioni; il 42,7% per cercare notizie su medici e strutture a cui rivolgersi in caso di malattia; il 25,3% per aspetti pratici come prenotare esami o comunicare tramite email con il medico. Lo studio mostra molti altri campi di ricerca di informazioni ma, da notare, è che il 5,6% dei rispondenti utilizza Internet per comunicare con il medico.

Se da un lato l’utilizzo di Internet e di applicazioni come Whatsapp riducono drasticamente le distanze geografiche e temporali tra medico e paziente, dall’altro però ci sono dei rischi sia per il professionista che per l’ammalato: i dati sensibili sono al sicuro? Il medico è certo che stia giudicando un referto vero per effettuare la diagnosi? Ci sono responsabilità in gioco importanti che non possono non essere prese in considerazione. D’altro canto, non si può non vedere come sia il medico che il paziente siano molto più digitalizzati rispetto al passato: il SSN deve necessariamente agire affinché quello che è un fenomeno poco regolato diventi invece un sistema sicuro alla portata del cittadino e del professionista.

La telemedicina è dietro l’angolo ma c’è chi sta già cercando di metterla in atto: è questo il caso della Regione Lombardia che ha aperto il bando di gara “Progettazione, realizzazione e manutenzione sito web istituzionale” in cui, fra i servizi per il cittadino, c’è quello della “second opinion”. Il servizio prevede di fornire all’utente la possibilità di superare le barriere geografiche e temporali e ricevere un secondo consulto, rispetto alla sua patologia, da un medico specialista. Stesso tema è stato trattato da Ultraspecialisti, una realtà privata appena nata che ha già iniziato a dare i suoi risultati.

Fonte: Quotidiano Sanità

 
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