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Psichiatri in Italia: quanti sono?

Psichiatri in Italia: quanti sono?Per rispondere a questa domanda in modo rapido ottenendo un risultato preciso e aggiornato, basta consultare Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende oltre 1,4 milioni di anagrafiche di professionisti della salute. Dunque, quanti sono gli psichiatri in Italia? Il nostro database conta 15.163 medici specializzati in psichiatria, di questi 10.996 sono iscritti a WelfareLink, il più grande network di medici, biologi, farmacisti e tutte le figure della sanità italiana che ci hanno fornito il permission marketing per essere contattati.

Psichiatri: qualche dettaglio

Dei medici specializzati in psichiatria, 5.790 sono medici ospedalieri5.443 medici specialisti in attività privata. Atlante Sanità, oltre a disporre di una classificazione per specializzazione e professione medica, fornisce un livello di dettaglio maggiore, la geolocalizzazione: come sono dislocati gli psichiatri in Italia?
  • 2.295 si trovano in Lombardia, di cui 1.011 nella provincia di Milano
  • 1.955 nel Lazio, gran parte a Roma
  • 1.463 in Emilia Romagna

Salute mentale: i dati

Secondo il Rapporto salute mentale del Ministero della Salute, gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2015 ammontano a 777.035 unità (mancano i dati della Valle d'Aosta, della P.A. di Bolzano e della Sardegna), con tassi standardizzati che vanno dal 107,73 per 10.000 abitanti adulti in Basilicata fino a 205,82 nella regione Emilia Romagna. Il rapporto evidenzia importanti differenze legate al genere:
  • Disturbi schizofrenici: 36,2 per 10.000 abitanti nei maschi e 25,9 nelle femmine
  • Disturbi di personalità: 11,3 per 10.000 abitanti nei maschi e 10,0 nelle femmine
  • Abuso di sostanze: 3,7 per 10.000 abitanti nei maschi e 1,2 nelle femmine
  • Ritardo mentale: 4,8 per 10.000 abitanti nei maschi e 3,1 nelle femmine

Salute mentale: la storia

La storia della salute mentale e del modo in cui è stata percepita nel corso del tempo è molto significativa e rappresentativa di un contesto socio culturale in continuo mutamento.

Dal '400 al '500 l'idea comune era quella che la "follia" fosse associata alla pericolosità, collegando le numerose calamità a soggetti malati considerati come capro espiatorio. Era l'epoca in cui migliaia di streghe e maghi (e tra loro molti pazienti psichiatrici) furono bruciati vivi nelle piazze.

Gradualmente il destino del folle si andò confondendo con quello del povero e del criminale. Tra il '600 e il '700 nascono così gli istituti di segregazione, luoghi di reclusione, a metà tra l'ospizio e il carcere, dove si riceve assistenza, ma anche punizioni e contenzione, e dove le condizioni igieniche e di vita sono molto precarie.

Fu nell' 800 che nacquero i primi manicomi. Con l'Illuminismo e l'affermazione dei diritti dell'uomo e del cittadino diffusi dalla Rivoluzione Francese, si chiudono gli istituti di segregazione e viene riconosciuta la "follia" come malattia, meritevole quindi di cure. Nasce così il manicomio, istituzione creata da Philippe Pinel in Francia durante la Rivoluzione, diventa il luogo di cura dei malati.
Malgrado i presupposti, il manicomio si specializza nella funzione sociale di contenitore della follia, venendo meno ad ogni effettivo programma di cura e di riabilitazione. Alla fine degli anni Trenta del 900 iniziano a diffondersi le terapie di shock basate sull'ipotesi che un trauma elettrico, febbrile, ipoglicemico ecc., opportunamente indotto, avesse virtù terapeutiche. Tra tutte queste terapie la più diffusa e conosciuta è l'elettroshock.

Con l'inizio del XX° secolo, prende avvio la più ampia rivoluzione storica nel campo delle conoscenze psicologiche, con grandi personaggi che hanno fatto la storia della medicina, come Freud. Dalla metà degli anni Cinquanta vengono introdotti gli psicofarmaci: sostanze che, indipendentemente dai risultati curativi, hanno l'effetto di attenuare i sintomi più gravi e vistosi, e di rendere più governabili i momenti di crisi.
Tutta la storia, affascinante e al tempo stesso difficile, su La tartavela onlus.
 
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