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Quanti anatomopatologi in Italia?

Carte da parati inglesi, ninfee di Monet e amanti di Napoleone a Sant'Elena

Quanti anatomopatologi in Italia?Cosa possono mai avere in comune oggetti e personaggi così assurdamente dissimili? Diamo un indizio: verde di Parigi, un pigmento di un bellissimo verde smeraldo ormai ricordato solo dagli studiosi di storia dell’arte e di storia della rivoluzione industriale.

Le cronache dei giornali locali e gli archivi ospedalieri del tempo raccontano come non fosse raro tra gli abitanti delle case borghesi, soprattutto nell’Inghilterra vittoriana della seconda metà del XIX secolo, la comparsa di vaghi e inspiegabili disturbi — nausea, vomito, tosse, intensa lacrimazione, coliche, diarrea, spasmi muscolari — che potevano arrivare a forte astenia e intensa debolezza muscolare fino qualche volta all’exitus.

La questione era molto democratica perché poteva riguardare sia la padrona di casa, sia la sua guardarobiera o il resto della servitù. Soprattutto, questi strani sintomi potevano manifestarsi in piccole epidemie — per esempio, in tutti i familiari che dormivano in una certa camera, ma soltanto in loro — e difficilmente nei giardinieri che vivevano all’aria aperta.Tipica decorazione di quelle case erano le carte da parati: decorate con fiori, foglie e virgulti vegetali e applicate con colle a base di amido, erano un must delle case borghesi dell’epoca, soprattutto inglesi. Fregi vegetali significavano abbondanza di verdi; e qui arriviamo al nostro indizio, il popolarissimo (all’epoca) verde di Parigi (o verde di Schweinfurt), e all’analogo verde di Scheele, pigmento chimicamente simile anch’esso utilizzato in quelle carte da parati.
 
Ma torniamo per un attimo a Napoleone Bonaparte a Sant’Elena. L’autopsia di Napoleone, condotta dal suo medico personale sull’isola, Francesco Carlo Antonmarchi, con la supervisione dei medici militari inglesi presenti sull’isola, dimostrò la presenza di un tumore gastrico invasivo: dello stesso problema aveva sofferto suo padre Carlo Maria Bonaparte. Napoleone era così consapevole della possibilità che stesse morendo dello stesso cancro dello stomaco che aveva ucciso suo padre che raccomandò ad Antonmarchi di non dimenticare di controllare con attenzione il piloro durante l’autopsia che sapeva ormai non lontana. Sperava così di proteggere da quel male suo figlio, l’Aiglon (“Aquilotto”, per pochi giorni Napoleone II), che non vedeva da sette anni perché in esilio dorato a Vienna.
Quel cancro gastrico ulcerato regionalmente invasivo — l’atrium mortis fu un’emorragia gastro-intestinale con feci picee con rapido collasso cardiovascolare e perdita di coscienza — condusse ufficialmente a morte Napoleone Bonaparte.
Sveleremo la prossima settimana l’arcano che unisce tra loro inspiegabili sintomi legati alle case borghesi vittoriane, pigmenti verdi oggi dimenticati, capolavori impressionisti e vicende alla Agatha Christie coinvolgenti ex-imperatori su una sperduta isoletta dell’Atlantico a più di 1000 miglia nautiche dalla costa della Liberia…
 
Per inciso, per Napoleone Bonaparte si trovarono medici capaci di condurre un’autopsia su uno sperduto lembo di terra in mezzo all’Atlantico; ma quanti sono oggi gli anatomo-patologi in Italia? Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende circa 1,4 milioni di anagrafiche, conta 2.604 medici specializzati in anatomia patologica.

Fonte immagine: Una rara confezione di “Verde di Parigi” usato dai pittori inglesi preraffaelliti e nelle carte da parati (Wikipedia)
 
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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