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Quanto sono digitali i nostri medici?

Quanto sono digitali i nostri medici?Sanità e digitale: uno spazio per innovare. Lo scorso martedì è stata presentata a Milano la nuova indagine dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca si è basata su un concetto fondamentale: il divario fra bisogni e risorse è sempre presente e, inevitabilmente, genera lo spazio per innovare. Ma che tipo di innovazione? Innovazione organizzativa e tecnologica, come nella medicina di precisione; innovazione nell’empowerment del cittadino che, grazie al digitale, è sempre più a stretto contatto con la sanità; innovazione nelle competenze degli operatori sanitari.

Come ha affermato Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio, “il non digitale costa di più  del digitale, se pensiamo ad esempio alla ricerca di informazioni o a servizi come il ritiro dei referti”. I vantaggi non si hanno solo in termini economici, anche di tempo: la Provincia Autonoma di Trento, una dei vincitori del Premio Impact, ha evidenziato come l’uso del digitale nel prenotare servizi di prelievo di sangue fa risparmiare al cittadino ben 33 minuti (da 40 a 7, prenotando online).

Questi vantaggi offerti dal digitale sono riscontrabili anche nell’utilizzo che si ha dello strumento? In realtà i numeri dicono che non sempre è così.

Qualche dato. I servizi digitali sono diffusi a macchia di leopardo sul territorio italiano e la maggior parte dei cittadini non utilizza ancora strumenti via web per accedere ai servizi sanitari: circa l’80% degli italiani preferisce recarsi personalmente a ritirare documenti clinici, consultare un medico o pagare una prestazione, sette su dieci preferiscono parlare di persona con il proprio medico piuttosto che comunicare con strumenti tecnologici come email, Sms o WhatsApp. Fra coloro che si servono di strumenti digitali, la maggior parte utilizza l’email (15%, il 20% è interessato a usarla), poi vengono gli Sms (13%) e infine WhatsApp, il cui uso è passato dal 7% di un anno fa al 12% dell’ultima rilevazione. I cittadini usano Sms e WhatsApp soprattutto per fissare/spostare visite (50% e 44%) e comunicare lo stato di salute (38% e 35%).

Più alto il livello di utilizzo degli strumenti digitali da parte dei medici specialisti e di famiglia con i loro pazienti. Dalla survey, condotta su 116 Direttori di aziende sanitarie, 600 medici di medicina generale e 2.771 medici specialisti, emerge anche qui che il mezzo più utilizzato è l’email (77% tra gli specialisti e 83% tra i medici di famiglia), seguita da WhatsApp (52% e 63%) e SMS (46% e 61%). In particolare, WhatsApp è utilizzato perché consente di scambiare facilmente e rapidamente dati, immagini e informazioni consentendo di evitare visite non necessarie (secondo il 58% dei medici specialisti e il 63% dei MMG).
 
Anche i medici usano le email principalmente per condividere documenti con i propri pazienti (74% gli specialisti, 88% i medici di famiglia) o con altri operatori sanitari (64% e 50%), mentre preferiscono gli Sms o WhatsApp per condividere informazioni organizzative. Fra i medici che non fanno uso di questi strumenti, uno su due teme che si possano creare incomprensioni con i pazienti ed è diffusa la preoccupazione che l’utilizzo di questi strumenti possa aumentare il carico di lavoro del medico e che possa comportare rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy. Tuttavia, il 71% dei medici internisti e il 57% dei medici di famiglia sarebbero favorevoli all’introduzione di un’applicazione simile a WhatsApp, certificata e specifica per la Sanità.

Partner del Politecnico per la condivisione della survey è stata PKE. Forte del suo database e della sua community online di operatori sanitari – WelfareLink – che conta circa 280 mila medici iscritti, PKE ha potuto inviare la survey al target selezionato, garantendo qualità ed efficacia.

Come già anticipato, durante l’evento sono stati presentati i vincitori del Premio Impact: l’ASST di Vimercate, grazie alle innovazioni apportate al suo interno e all’implementazione della Cartella Clinica Elettronica, è riuscita a digitalizzare completamente l’intero processo di ricovero ospedaliero. Si tratta di una CCE che non solo prevede la condivisione di dati ma una completa automazione del ciclo del farmaco (identificazione sicura del paziente, controllo delle singole dosi di farmaco, ecc) e del processo oncologico (prescrizione di farmaci), nonché un supporto clinico decisionale al letto del paziente.
Tutto questo è stato possibile grazie a Medilogy e ai suoi servizi, in grado di supportare il medico, ad esempio, nella somministrazione di un farmaco: sarà compatibile con le patologie del paziente? Ci sono interazioni con i farmaci che sta già assumendo? Tutte problematiche che Giovanni Delgrossi, Direttore Sistemi Informativi della struttura, ha riscontrato tra il suo staff.

 
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PKE Group

PKE è una società nata da DS Medigroup, costituita per gestire i data base delle professioni e la creazione di comunità profilate sulla rete Internet.
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