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Terapia del dolore: a chi rivolgersi?

Terapia del doloreNon c’è bisogno di scendere nei meandri del Deep Web per procurarsi senza prescrizione un oppiaceo 100 volte più potente della morfina e diverse decine di volte più potente dell’eroina. Un oppiaceo che è una benedizione per tanti pazienti neoplastici e una colonna della terapia palliativa, ma che il National Crime Agency, l’agenzia governativa che combatte contro il crimine organizzato nel Regno Unito, ha stimato uccidere ormai 8 britannici al mese, in costante ascesa negli ultimi anni, e che fuori dall’Europa ha ucciso Prince nel 2016 e probabilmente spento, pochi giorni fa, la voce mistica e misteriosa della cantante dei Cranberries Dolores O’Riordan. Nel caso di Dolores, è stato probabilmente un suicidio deliberato: nella stanza di Santa Monica, in California, dove la sua vita si è conclusa è stato trovata la confezione dell’oppiaceo “ufficiale” su prescrizione: non la versione, prodotta da qualche parte in Cina verosimilmente sotto il controllo di potenti organizzazioni criminali, che sta invadendo il web; ma solo i risultati dei test tossicologici nelle prossime settimane potranno dirlo con certezza. Sempre nel Regno Unito, il National Drug Prevention Alliance ha recentemente definito il fentanyl “the most dangerous illicit drug on the current horizon”, la droga che sta oggi emergendo come la più pericolosa.
 
GraficoCosa c’entra tutto questo con la terapia del dolore? Stiamo parlando di multinazionali del crimine con risorse immense: sempre nel Regno Unito, si stima che solo le vendite al mercato nero di farmaci su prescrizione stiano raggiungendo i 200 milioni di sterline. Ma allora che dire di questo grafico ufficiale di un’agenzia federale statunitense, il “National Institute on Drug Abuse”? Una scalata continua, apparentemente inarrestabile, di morti da “prescription opioid pain relievers”: analgesici narcotici “ufficiali”.

Ormai anche da noi si prescrive ossicodone quasi a gogò: io ho vietato a mia madre novantenne di assumerlo per più di cinque giorni (le ho sequestrato la confezione) dopo che le era stato prescritto (a dosi elevate) per una borsite fastidiosa ma tutt’altro che terribile.

Se da noi in Italia la situazione fosse quella degli Stati Uniti (popolazione circa sei volte quella italiana), avremmo già suppergiù 3.000 morti/anno da analgesici narcotici su prescrizione. Non siamo gli USA, ma il Regno Unito non è una realtà poi così lontana: geograficamente, socialmente e come potenziale economico. Specialisti di terapia del dolore, classe medica in generale e classe politica: farebbero tutti bene a essere meno distratti su un possibile incubo in fieri.
 
A proposito, quanti sono gli specialisti di terapia del dolore in Italia? Secondo Atlante Sanità, il database che conta oltre 1,3 milioni di anagrafiche, circa 62.000 sono i professionisti della salute che hanno interessi digitali verso la terapia del dolore.

 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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