Il prof racconta

Clorosi: seconda parte

Riprendiamo l'ultimo articolo della rubrica "Il prof racconta" e continuiamo a raccontarvi la storia.

Copertina di un recentissimo libro sulla Green Sickness, la malattia delle verginiTutto questo riecheggiava — e l’eco non si è del tutto spenta in medicina fino agli anni ’30 del XX secolo — la teoria umorale risalente ai medici greci: le donne avrebbero una sorta d’insopprimibile necessità biologica di intensa attività sessuale perché se la bocca dell’utero non è bagnata dal seme maschile, l’utero inizierebbe a vagare per l’organismo femminile (sul serio! Si pensava proprio così) e la donna si ammalerebbe. Le donne, considerate dalla teoria umorale “fredde” e “umide” e governate dalle emozioni, per mantenersi in equilibrio emotivo e fisico avrebbero, di conseguenza, un’insopprimibile necessità del caldo e secco fluido maschile.

Ne conseguì per secoli l’assoluta necessità del controllo sociale sulla donna, che non poteva essere lasciata alla mercé della sua natura spontaneamente e (bontà sua) incolpevolmente avida del fluido maschile. Insomma, se eravate un solerte padre inglese del 1820 o 1830 e vostra figlia iniziava a stancarsi facilmente e magari era incline alle cadute di pressione, l’unica era trovarle alla svelta un buon partito; ma anche l’uomo doveva stare attento, perché quell’irrefrenabile avidità femminile avrebbe potuto letteralmente prosciugare la sua essenza vitale fino a condurlo a morte.
 
Tutto questo può oggi sembrare fantasia o estremismo femminista, ma le cose, ancora in pieno Romanticismo e trionfo della Rivoluzione Industriale, stavano proprio così.
La verità iniziò a emergere solo dopo molto tempo. Nel 1898, Catharine van Tussenbroek, il primo ginecologo donna olandese, indicò come cause della clorosi la mancanza di prospettive per le giovani donne nella società del tempo insieme ai deficit nutrizionali. All’epoca la malattia aveva già iniziato a ridursi di frequenza. La malattia scomparve quasi di colpo negli anni ’30 del secolo scorso: così subitaneamente che un famoso ematologo americano ipotizzò che forse tutta la plurisecolare vicenda della cute verdastra di queste donne era stata solo un’allucinazione collettiva di medici, poeti e romanzieri [ Crosby WH, “Whatever became of chlorosis?”. JAMA 1987; 257(20): 2799-800 ].

È un dato di fatto che la sfumatura verdastra della cute può non comparire anche con valori di emoglobina molto ridotti; perché è questa la soluzione dell’arcano, in parte intuita dal grande medico inglese Thomas Sydenham che nel 1681 affermò che la clorosi può colpire anche le donne maritate e propose l’assunzione di ferro come terapia della malattia.

Solo dal 1936 sappiamo per certo che clorosi significa anemia ipocromica microcitica (sideropenica) da deficit marziale [ Patek AJ Jr & Heath CW, “Chlorosis”. JAMA 1936; 106(17): 1463-6 ]; ma è stato necessario l’avvento di tecniche di laboratorio che oggi consideriamo elementari per scoprirlo, oltre a un generale miglioramento della dieta.

La clorosi, allucinazione collettiva o no, oggi è scomparsa e i case report sono rarissimi [Perdahl-Wallace E & Schwartz RH, “A girl with green complexion and iron deficiency:
chlorosis revisited”. Clin Pediatr (Phila) 2006; 45(2): 187-9 ]. Ciò che persiste sono l’anemia sideropenica e, ancora prima, i deficit delle riserve di ferro del nostro corpo, ambedue lontanissimi dalla libido voluptatis connaturata alla natura femminile, come per secoli postulato dai medici e dalla mentalità comune. E il matrimonio non ne è la terapia.
 
Abbiamo parlato di una malattia oggi dimenticata al confine tra ematologia, ginecologia e letteratura con abbondante contorno di misere, plurisecolari considerazioni sulla natura femminile. Interessa anche sapere quanti siano gli ematologi e i ginecologi italiani? Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende 1,4 milioni di anagrafiche, conta 6.932 medici specializzati in ematologia18.595 in ginecologia e ostetricia.
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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