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Diabete di tipo 2: allarme tra i giovani

Diabete di tipo 2: allarme tra i giovaniI casi diabete di tipo 2, la forma tipica dell’adulto, compaiono sempre più di frequente in età giovanile. Si tratta tuttavia di una condizione che negli adolescenti e nei giovani adulti assume una particolare aggressività e condiziona la comparsa di complicanze micro e macrovascolari in età più precoce.


La patologia

Il diabete di tipo 2 rappresenta la forma più frequente di diabete, interessando il 90% dei casi, ed è tipico dell'età adulta. 

È caratterizzato da un duplice difetto: 

  • Non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina per soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina)
  • L’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino-resistenza)

In entrambi i casi si registra un incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia).

Le cause che portano all'insorgenza della malattia sono generalmente ricollegate a fattori ereditari ed ambientali, aspetti caratteristici della persona, come l'obesità e la vita sedentaria, lo stress e alcune malattie. Anche l'età gioca un ruolo importante e a soffrire di diabete di tipo 2 sono generalmente persone della seconda o terza età.

Diabete di tipo 2 nei giovani

Da alcuni anni, tuttavia, si registra un incremento dell'insorgenza della patologia anche nei più giovani: negli Usa le stime parlano di un aumento annuale del 2,3% di diabete di tipo 2 negli under 30, dal 2010 ad oggi e si prevede che il numero di giovani con diabete di tipo 2 sia destinato a quadruplicare entro il 2050. 

“Mancano dati italiani ufficiali – riflette il professo Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia - ma estrapolando il dato americano al nostro Paese, è possibile stimare che negli ultimi 10 anni la popolazione dei giovani con diabete di tipo 2 (una forma tipica dei loro padri o addirittura dei loro nonni) è raddoppiata, arrivando a interessare circa 150.000 soggetti.

I fattori che conducono alla malattia, anche nei più giovani, sono principalmente l'obesità, la storia familiare e lo stile di vita sedentario. Al congresso dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes, in corso a Barcellona da 16 al 20 settembre) un’intera sessione è dedicata a questo problema emergente.

“I dati scientifici finora prodotti – afferma il professor Purrello - dimostrano che in questa fascia di età il diabete è più aggressivo. L'insorgenza di questa condizione in giovane età si associa inoltre ad un aumentato rischio di complicanze croniche, sia macro che micro-vascolari, legate ad un periodo maggiore di esposizione agli elevati livelli di glicemia.

Il diabete di tipo 2 a esordio giovanile ha inoltre un fenotipo patologico più aggressivo, che porta allo sviluppo prematuro di complicanze, con effetti negativi sulla qualità della vita e effetti sfavorevoli sugli esiti a lungo termine”.

Il diabete di tipo 2 nei giovani è associato a grave resistenza all'insulina, e ad un rapido deterioramento della funzionalità delle cellule beta pancreatiche che è da tre a quattro volte più veloce rispetto a quanto osservato nell’adulto; anche i tassi di fallimento terapeutico sono significativamente più alti nei giovani che negli adulti.

L'onere della prevenzione – conclude il professor Purrello - non ricade solo sui medici, ma inizia dalla famiglia, dalla scuola, dai responsabili delle politiche sanitarie, e coinvolge varie componenti della società, inclusa l’industria alimentare”.

I numeri dei professionisti della salute

Ipotizziamo ora di essere un'azienda farmaceutica o di medical device e di voler contattare i medici che trattano la patologia, i diabetologi, o più in dettaglio, gli Opinion Leader che potrebbero essere utilizzati per una campagna di sensibilizzazione e prevenzione. A chi rivolgersi? Dove reperire i dati?

PKE, grazie ad Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende oltre 1,4 milioni di anagrafiche di professionisti della salute, e all'esperienza maturata nel settore è in grado di fornire queste informazioni.

Innanzitutto, la diabetologia non è una delle 50 specializzazioni riconosciute dal MIUR. Generalmente chi decide di intraprendere questa strada è un medico specializzato in endocrinologia, la cui pratica medica è la diabetologia. Cosa intendiamo con pratica medica? PKE segmenta i medici per specializzazione, professione e pratica medica:

  • La specializzazione: una volta conclusi i 6 anni di medicina, il medico può scegliere una fra le 50 specializzazioni riconosciute dal MIUR da intraprendere (endocrinologia, neurologia, cardiologia, ecc.).
  • Dopo la specializzazione il medico inizierà a svolgere la sua professione, ovvero inizierà a lavorare in ospedale, come medico ospedaliero, oppure avrà un’attività privata, o ancora potrebbe diventare ricercatore.
  • Il terzo parametro da prendere in considerazione è la pratica medica, ovvero l’attività effettivamente svolta dal medico (ad esempio, un medico specializzato in endocrinologia e malattie del ricambio può svolgere la pratica medica in diabetologia).

Dunque, quanti sono i diabetologi in Italia? 10.057 sono i medici specializzati in endocrinologia, di cui circa 5.000 si occupano di diabetologia.

Fonte: Quotidiano Sanità

 
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Obiettivo di PKE è accompagnare le Istituzioni e gli Enti privati nella corretta gestione dei dati e nell’approfondita conoscenza delle diverse professioni, nell’analisi delle competenze specifiche di ciascuna disciplina, nelle valutazioni dei loro fabbisogni formativi ed informativi, nella definizione strategica degli strumenti di comunicazione (informazione e formazione) e nella loro completa implementazione.

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