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La (misteriosa?) malattia di Robespierre

La (misteriosa?) malattia di RobespierreRileggendo in questi giorni il classico di Michelet sulla storia della rivoluzione francese, ho scoperto che poche settimane fa ricorreva l’anniversario della nascita di Maximillien de Robespierre, nato ad Arras, nel Pas-de-Calais, il 6 maggio 1758 e ghigliottinato in Place de la Concorde a Parigi il 28 luglio 1794: uno dei rivoluzionari più celebri della Storia, ma anche uno degli uomini più vituperati e oggetto di damnatio memoriae degli ultimi secoli.

Di Robespierre esiste una supposta maschera funeraria, oggi a Aix-en-Provence (vedi fotografia), Aix-en-Provence-Robespierreche da più di 200 anni è oggetto di discussioni ed è in effetti forse (forse) un “fake”, come si usa dire oggi. Autrice del calco in gesso sarebbe la famosa Madame Tussaud, futura fondatrice del museo delle cere di Londra, a Parigi durante i moti rivoluzionari, che prese i calchi post-mortem anche di altri rivoluzionari di prima grandezza come Hébert e Desmoulins.

Sappiamo per certo che una pallottola, esplosa in circostanze abbastanza misteriose, fracassò la mandibola di Robespierre, assediato nell’Hôtel de Ville, poche ore prima della sua esecuzione; eppure l’osso mandibolare sembra intatto nel calco di Madame Tussaud. Senza contare il severissimo ordine della Convenzione: distruggere immediatamente con calce viva e acqua i resti dei ghigliottinati, compreso, si può immaginare, Robespierre, per evitare il rischio della loro “divinizzazione” postuma (dopo il suo assassinio, Marat era stato trasportato dai giacobini al Pantheon con tutti gli onori). Madame Tussaud era sul serio arrivata alla fossa comune nel cimitero degli Errancis, oggi scomparso, aveva sul serio individuato i resti di Robespierre tra quelli di altri 21 giacobini, compresi gli altri due “triumviri” Louis Saint-Just e Georges Couthon uccisi con lui, e prelevato la testa per farne un calco? C’è da dubitarne.

Lasciamo però perdere le polemiche sulla maschera funeraria di Robespierre e concentriamoci invece sulla sua storia clinica abbondantemente riportata da molti contemporanei. Robespierre aveva problemi visivi, “copriva il cuscino di sangue fresco ogni notte” (epistassi continue), era itterico, lamentava ulcere ricorrenti alle gambe ed era continuamente stanco per una forte astenia cronica. Oltre all’ittero e alle cicatrici cutanee legate a un precedente episodio di vaiolo al quale era sopravvissuto, soffriva di estese lesioni cutanee melanodermiche e continui spasmi dei muscoli oculari e della bocca. Negli ultimi anni della sua vita, in particolare durante i tredici terribili mesi del Grande Terrore tra l’espulsione dei Girondini dalla Convenzione il 1 giugno 1794, la proclamazione della legge del Pratile del 22 pratile dell’anno II (10 giugno 1794), che priva gli accusati del diritto di difesa e di ricorso in appello, fino alla sua esecuzione il giorno dopo il colpo di stato del 9 termidoro 1794, i sintomi di Robespierre si aggravarono in modo costante.

Molte sono state le ipotesi su questi sintomi negli ultimi 200 anni. Una tubercolosi cronica? Ma dov’erano la tosse, la febbre, l’ingrossamento diffuso delle linfoghiandole e i segni polmonari? Poteva essere allora un altro micobatterio acido-resistente, quello della lebbra, a causare le lesioni cutanee e agli occhi e le necrosi del naso e dei seni paranasali? Ma il coinvolgimento del fegato e delle vie biliari non è frequente nel morbo di Hansen: come spiegare il costante ittero di cute e sclere? E soprattutto l’assenza di disturbi di sensibilità, di anestesie e di deformità alle dita di mani e piedi?
Quelle continue epistassi erano forse dovute a una vasculite di Wegener? O magari a una sclerodermia, con la sua caratteristica riduzione graduale dell’apertura delle labbra, l’astenia, la secchezza oculare che poteva portare a ulteriori complicazioni e le lesioni vasculitiche che potevano spiegare le ulcere delle gambe?

Oppure la causa era un’emocromatosi, compatibile con le lesioni cutanee e con possibili disturbi della coagulazione come spiegazione delle continue epistassi? La coagulopatia dell’emocromatosi è conseguenza della cirrosi caratteristica della malattia, a sua volta compatibile con l’itterizia di Robespierre. Ma Robespierre non apparteneva alle popolazioni a più elevato rischio di emocromatosi in Francia (bretoni con molto sangue celtico, abitanti di Normandia con molto sangue scandinavo); senza contare che le complicazioni della malattia non compaiono di solito prima dei 40 anni (Robespierre ne aveva 36 quando fu ghigliottinato).

I medici tra noi potrebbero avanzare anche un’altra ipotesi, non lontanissima dall’idea sclerodermia perché anch’essa senz’altro espressione di una disregolazione dell’immunità cellulo-mediata; ed è proprio l’ipotesi avanzata su Lancet da due antropologi forensi e medici legali nel 2013 (Charlier P & Froesch P, Lancet 2013; 382(9910): 2068). Robespierre può essere stato il più antico caso noto — ma non lo sapremo mai per certo — di sarcoidosi, malattia descritta per la prima volta più di 80 anni dopo l’esecuzione di Robespierre da Sir Jonathan Hutchinson, medico inglese celebre per i suoi studi su lebbra e sifilide congenita. Una sarcoidosi precoce potrebbe essere in effetti l’ipotesi più probabile per spiegare la costellazione di sintomi di Robespierre: oculari, delle alte vie aeree, del fegato e delle vie biliari e della cute; il coinvolgimento polmonare e muscolare, magari anche cardiaco, potrebbe spiegare l’astenia cronica, la melanodermia potrebbe essere perfettamente spiegata da una possibile insufficienza surrenalica sarcoidotica.

Immunologi clinici, internisti e medici legali, ma anche pneumologi, dermatologi e otorinolaringoiatri troveranno senz’altro avvincenti le vicende della testa di Robespierre e della sua misteriosa malattia. A proposito, quanti sono i medici legali in Italia? Atlante Sanità, il database della sanità italiana che comprende oltre 1,3 milioni di anagrafiche, conta 5.276 medici specializzati in medicina legale, di questi la maggior parte sono specialisti in attività privata o medici ospedalieri.
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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