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Nascere in un sepolcro, incubo estremo

Nel 2010 fu scoperto a Imola un elegante sepolcro di pietra longobardo del VII o VIII secolo: all’interno i resti di una donna, verosimilmente di alto lignaggio, di 25-35 anni. Sconvolgente, ma non del tutto sorprendente per i ricercatori delle università di Bologna e Ferrara, autori del rinvenimento, fu scorgere, all’esterno del bacino della donna, i resti del minuscolo scheletro di un feto di circa 38 settimane [ Pasini A et al, “Neurosurgery on a pregnant woman with post-mortem fetal extrusion: an unusual case from medieval Italy”.

World Neurosurg 2018; 113: 78-81 ]. Ma è sul serio possibile il terrificante incubo di un parto post mortem, di una “coffin birth” (nascita nella bara)?

Le cosiddette “estrusioni fetali post mortem” sono molto rare, ma tutt’altro che ignote ad archeologi, ginecologi e medici legali. La dilatazione controllata del canale del parto è impossibile dopo l’exitus; in ogni caso, l’arresto della circolazione placentare comporta l’immediata anossia cerebrale del feto.

La “coffin birth” alto-medioevale di ImolaQuello che in realtà avviene è legato all’inizio della decomposizione corporea: può accadere (raramente) che l’aumento della pressione pelvica per la formazione di gas nella prima fase “enfisematosa” post mortem (le prime 48-72 ore) forzi l’apertura della cervice uterina e determini l’espulsione almeno parziale del feto morto in utero verso l’esterno. È senz’altro quello che accadde, dodici o tredici secoli fa, in quella tomba longobarda. 

Il caso della sepoltura di Imola conferma altri analoghi ritrovamenti di diverse epoche: per esempio in Liguria, un caso risalente all’epoca della Morte Nera.

Il flagello iniziò nei khanati mongoli dell’Orda d’Oro intorno al Mar Caspio. A partire dal 1343, la piazzaforte genovese di Caffa in Crimea resistette per anni con successo all’assedio mongolo, grazie anche alla peste che, pur colpendo la città, falcidiò l’esercito assediante.

Poi l’evento fatale per l’Europa occidentale: due galee genovesi partite da Caffa raggiunsero Messina nel giugno del 1347 e continuarono poi il viaggio verso La Spezia e Genova. La pestilenza scoppiò a Messina e in tutti le località toccate dalle due navi (Trapani, la Sardegna, la Corsica, la riviera ligure di levante); profughi sardi portarono poi l’epidemia verso l’isola d’Elba, Piombino e il grossetano. Nelle settimane seguenti, navi marsigliesi diffusero il contagio lungo la riviera di ponente e la costa provenzale.

Fu l’inizio dell’apocalisse: i documenti ufficiali d’archivio parlano di tassi di mortalità tra il 1348 e il 1350 di circa il 60% in Toscana e Piemonte e fino al 64% nel contado intorno a Lucca; analoghe stragi di massa sono documentate in Francia e in Inghilterra. La Morte Nera infierì soprattutto tra donne e bambini.

Madre e figlio morti di peste all’inizio della Morte Nera: un caso ligure di “coffin birth” del XIV secoloMadre e figlio morti di peste all’inizio della Morte Nera: un caso ligure di “coffin birth” del XIV secoloNel cimitero di un “ospitale” del XIV secolo sul Monte San Nicolao non lontano da Genova, stazione di sosta per i mercanti e i pellegrini in viaggio da e per Roma lungo il primo tratto italiano della Via Francigena, furono trovati in una tomba collettiva (sito T34) i resti ossei di quattro individui; la dimostrazione dell’antigene F1 della Yersinia pestis in tre dei quattro individui ne confermò la morte per peste. Tra le gambe di una donna minuta, morta di peste e per di più con segni della malattia di Legg-Calvé-Perthes, una displasia acquisita dell’articolazione dell’anca su base vascolare, fu trovato lo scheletro di un feto pretermine di 38-40 settimane: per l’appunto, una probabile “coffin birth” post mortem [ Cesana D et al, “The origin and early spread of the Black Death in Italy”. Anthropol Sci 2017; 125(1): 15-24 ].
 
La madre e i feti di Lokomotiv, una “coffin birth” gemellare del NeoliticoCasi di estrusione fetale post mortem sono stati documentati anche di recente, per esempio in Germania in un’eroinomane morta per overdose: dagli slip della donna, scoperta solo dopo alcuni giorni, sporgeva la testolina di un feto di otto mesi [ Schulz F et al, “Postmortem fetal extrusion in a case of maternal heroin intoxication”. Forensic Sci Med Pathol 2005; 1(4): 273-6 ].

Un caso analogo del primo Neolitico è stato recentemente documentato a Lokomotiv, non lontano dal lago Baikal in Siberia: la donna morì durante una gravidanza gemellare; i resti dei due feti furono trovati sia all’interno della pelvi della donna, sia parzialmente estrusi dal bacino. Questa sfortunata madre siberiana è anche la prima testimonianza obiettiva di gravidanza gemellare nella storia dell’uomo [ Lieverse AR et al, “Death by twins: a remarkable case of dystocic childbirth in Early Neolithic Siberia”. Antiquity 2015; 89: 23-38 ].
 
Finora abbiamo fatto solo considerazioni da letteratura noir, ma c’è un altro elemento (meno macabro), nel ritrovamento alto-medioevale di Imola, molto interessante per la storia della medicina perché è (forse) la prima testimonianza di una pericolosissima complicazione della gravidanza: l’eclampsia o gestosi.

A parte i resti ossei fetali tra bacino e femori, il cranio della donna nella sepoltura longobarda recava frontalmente i chiari segni di una trapanazione cranica, una pratica “neurochirurgica” nota fino dal Neolitico. I margini, netti, della perforazione dimostravano un’evidente reazione osteogenica (iniziale formazione di nuovo callo osseo): la donna doveva essere sopravvissuta almeno una settimana all’intervento [ Pasini A et al, 2018 ].

Dopo l’ipertensione, le proteine nelle urine e il gonfiore di mani e piedi nella fase iniziale di preeclampsia, le convulsioni indicano la progressione verso la gestosi conclamata: è verosimile che quella trapanazione cranica sia stato un disperato tentativo dei medici del tempo di controllare le convulsioni gestosiche riducendo la pressione endocranica.
 
A proposito di eclampsia, l’elenco di tutti i ginecologi italiani è disponibile su Atlante Sanità, il database della sanità italiana che conta oltre 1,4 milioni di anagrafiche di professionisti della salute. In Italia i medici specializzati in ginecologia e ostetricia sono 19.319, di cui:
  • 7.484 medici ospedalieri
  • 6.757 medici specialisti in attività privata 
Immagini
  • La “coffin birth” alto-medioevale di Imola - Credito: Pasini et al, 2018
  • Madre e figlio morti di peste all’inizio della Morte Nera: un caso ligure di “coffin birth” del XIV secolo - Credito: Cesana et al, 2017
  • La madre e i feti di Lokomotiv, una “coffin birth” gemellare del Neolitico - Credito: Lieverse et al, 2015
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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