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Quanti Medici legali in Italia?

Sveliamo l'arcano che collega tra loro strani sintomi e morti nelle case inglesi, ninfee di Monet e amanti di Napoleone a Sant'Elena

Quanti Medici legali in Italia?Continuiamo il racconto... Il certificato di morte di Napoleone parlava chiaro: causa dell’exitus fu un cancro scirroso esteso dal cardia alla regione prepilorica con anamnesi recente di vomito sanguinolento del cibo appena ingerito con altri segni di ostruzione pilorica e drammatica perdita di peso.

Da moltissimo tempo circolava però un’altra verità: i diari di Louis Marchand, cameriere di Napoleone a Sant’Elena, pubblicati nel 1955, e in seguito gli studi di un medico legale di Glasgow pubblicati su Naturenel 1961 e soprattutto gli studi del 2001 di Pascal Kintz, medico legale tossicologo di Strasburgo, rinverdirono quest’antica teoria complottista. Secondo questi insistenti retropensieri, Napoleone era stato lentamente avvelenato sull’isola: o direttamente dai suoi custodi inglesi oppure dal conte Carlo Tristano di Montholon, principale beneficiario del testamento dell’ex-imperatore, ma anche marito di Albina de Vassal, ampiamente chiacchierata come amante ufficiale di Napoleone sull’isola; di conseguenza, come fu osservato, con un doppio movente, gelosia e avidità, per il supposto omicidio.

L’ipotesi è meno avvincente, ma si è sempre ammesso che l’avvelenamento avrebbe anche potuto essere fortuito: Napoleone ingurgitava moltissima orzata, sciroppo a base di mandorle amare generatrici di acido cianidrico (6-10 semi sono sufficienti a uccidere un bambino), e assumeva spesso calomelano (cloruro mercuroso), largamente proposto dalla farmacopea dell’epoca come disinfettante intestinale, lassativo e diuretico. Senza contare che 200 anni fa il verde di Scheele era l’ultimo urlo della moda per le carte da parati: anche a Sant’Elena e ovunque un britannico avesse piantato l’Union Jack. Insomma, come poteva Napoleone essere morto di un noiosissimo cancro gastrico come un suo qualsiasi oscuro suddito?

Quanti Medici legali in Italia?Quanto alle ninfee di Monet, il verde di Parigi era uno dei pigmenti preferiti da tutti gli Impressionisti ed è stato imputato come causa delle gravi cataratte di Monet e van Gogh. Questi pigmenti verde brillante, di cui pure era nota la tossicità, erano anche molto popolari tra i pittori inglesi estetizzanti e preraffaelliti e persino nelle case di moda dell’alta società (l’immagine del giornale satirico inglese Punch è eloquente…).

Ma cosa unisce il nostro indizio, il pigmento verde delle ninfee di Monet e delle carte da parati vittoriane, e il fantomatico avvelenamento di Napoleone?
La risposta è il possibile avvelenamento da arsenico e suoi derivati: nel caso di Monet e di van Gogh, forse in sinergia con l’azione a lungo termine del pigmento rosso vermiglione (solfuro di mercurio, anch’esso di elevata tossicità). Il verde di Parigi, così tossico da essere a lungo utilizzato per derattizzare le bellissime fogne di Parigi (da qui il suo nome) e, in Italia, per la bonifica dell’Agro Pontino negli anni ’30, è un sale doppio inorganico di rame e arsenico (acetoarsenito di rame).
Tornando agli strani sintomi legati alla carta da parati, il clima umido dell’Inghilterra o di Snt’Elena favoriva la proliferazione di due muffe, il Penicillium brevicaule e il Penicillium divaricatum, capaci di metabolizzare i composti arsenicali dei pigmenti verdi in arsina e alchilarsine dalla devastante tossicità. Il fenomeno è così ben noto che, sotto impulso degli studi del medico e microbiologo italiano Bartolomeo Gosio, queste emanazioni tossiche della carta da parati furono chiamate in Italia “gas di Gosio”: pochi ppm per m3 di AsH3 (arsina) o dei liquidi volatili dietilarsina e trimetilarsina (il vero gas di Gosio) rendono qualsiasi stanza una lenta, inesorabile camera a gas.
Per inciso, Bartolomeo Gosio è un altro genio italiano dimenticato: microbiologo dell’Istituto Superiore di Sanità dell’epoca, fu lo scopritore, addirittura nel 1896, dell’acido micofenolico isolato dalla muffa Penicillium brevicompactum, attivo anche in vivo contro il temibile bacillo dell’antrace e il primo vero antibiotico di origine naturale della storia isolato in forma cristallina pura.

Quanto a Napoleone, è vero che il tossicologo Kintz trovò in una ciocca di capelli di Napoleone livelli di arsenico 38 volte più elevati degli (attuali) livelli normali, ma è anche vero che i livelli di arsenico nei capelli dei contemporanei di Napoleone erano in media anche 100 volte più elevati di quelli attuali. Questo è così vero che ciocche di capelli di Napoleone prelevate in diverse età della sua vita fin dall’infanzia in Corsica, così come ciocche di capelli dell’Aiglon suo figlio e dell’imperatrice Giuseppina di Beauharnais, contenevano tutte quantità elevate (rispetto agli standard di oggi), ma costanti di arsenico (segno di esposizione cronica). Se il semimetallo fosse stato la causa della morte di Napoleone, questi sarebbe probabilmente morto assai prima dell’esilio a Sant’Elena. Forse, semplicemente, gli europei di 200 anni fa erano molto più abituati di oggi a convivere con l’arsenico, diffuso inquinante ambientale perché ampiamente usato in molti prodotti, dai francobolli ai saponi, e “principio attivo” medicinale di largo impiego come nella celeberrima soluzione di Fowler, anti-psoriasico principe fino ai primi decenni del ’900.
 
A proposito di veleni, l’elenco di tutti i medici legali italiani è disponibile su Atlante Sanità, la banca dati della sanità italiana che comprende circa 1,4 milioni di anagrafiche, e conta 6.249 specialisti.
 
Immagini (in ordine di rappresentazione):
  • Napoleone sul HMS Bellorophon, al momento della sua resa finale agli inglesi dopo Waterloo (dipinto di Sir William Quiller Orchardson, Tate Gallery, Londra)
  • Il valzer all’arsenico, immagine satirica. Fonte: Wellcome Library
     
 
Autore:

Il Prof

Il Prof è medico internista, sempre in viaggio fra la Germania e l’Italia ma, quando può, collabora con PKE inviando articoli su temi scientifici un po’ insoliti.
 

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