Accadde oggi

Accadde oggi... Trapianto di cuore artificiale

Succedeva oggi: cuore artificialeOggi, 32 anni fa, il primo paziente con un cuore artificiale lasciò l’ospedale
 
Il 19 febbraio 1985, per la prima volta un paziente nel quale era stato impiantato un cuore artificiale, William Schroeder, poté lasciare l’ospedale: due anni dopo William fu sottoposto a trapianto cardiaco. Senza cuore artificiale, William sarebbe quasi certamente morto, forse anche entro pochi giorni, prima che fosse trovato un donatore compatibile. Trentadue anni possono sembrare molti, ma in realtà la tecnica è ancora pioneristica: nell’avanzato Regno Unito Matthew Green fu il primo a ricevere un cuore completamente artificiale e questo avvenne solo nel 2011. E sarà in ogni caso una tecnica costosa: il costo del prototipo francese Carmat è previsto intorno alle 150.000 sterline.
 
Ma come funziona un cuore artificiale? Molto schematicamente, il cuore dell’apparato, un brevetto USA, che permise a William di sopravvivere per due anni era costituito da una pompa alloggiata in una specie di zainetto sulla schiena. Dei tubi connettevano la pompa extracorporea al vero cuore artificiale intratoracico, che funzionava in modo passivo. La pompa inviava ritmicamente flussi di aria a due piccoli sacchetti sagomati gonfiabili posti nei “ventricoli” del cuore meccanico: i due sacchetti a palloncino, gonfiandosi e sgonfiandosi, spremevano letteralmente il sangue fuori dai due “ventricoli” in modo analogo a quanto avviene con i circa 70 ml di sangue espulsi nell’aorta e nell’arteria polmonare in seguito alla riduzione di volume delle camere ventricolari durante la sistole.
Anche la pompa è interna nei modelli di cuore artificiale tecnologicamente più avanzati, così come è posta all’interno dell’organismo anche la batteria. In questi modelli avanzati di cuore artificiale, la batteria viene ricaricata con una tecnica nota come “trasmissione di energia transcutanea” che non richiede la penetrazione della parete toracica o addominale e minimizza, di conseguenza, il rischio di infezioni. Una centralina elettronica inserita nell’addome regola la “gittata sistolica” dell’apparato: monitorata, momento per momento, da un sistema a ultrasuoni analogo a un ecodoppler.
 
I materiali utilizzati per costruire le parti mobili di questi apparati sono da fantascienza: per esempio combinazioni di titanio e particolari poliuretani capaci di sopportare 100.000 mobilizzazioni all’anno (le sistoli del sistema) per 10 o 20 anni. Ancora più interessante è il sistema utilizzato nei modelli più recenti per ricaricare per via transcutanea la batteria che alimenta il sistema. La tecnologia è concettualmente piuttosto semplice perché, in piccolo, il sistema funziona secondo gli stessi principi fisici ed elettrotecnici — il cosiddetto “accoppiamento induttivo elettromagnetico” — che sono sfruttati dai trasformatori della rete elettrica nazionale per trasferire energia tra circuiti elettrici differenti. La vera fantascienza è miniaturizzare, tutto questo perché il cardiochirurgo disponga di un sistema efficiente in termini di gittata sistolica e cardiaca, controllato da algoritmi che lo regolano in modo istantaneo e compatibile con una buona qualità di vita del paziente che riceve il cuore artificiale.
 
A proposito di cardiochirurghi, l’elenco di tutti i cardiochirurghi italiani è disponibile su Atlante Sanità, il database che conta oltre 1,3 milioni di anagrafiche; nel nostro Paese sono 1.279 i medici specializzati in cardiochirurgia. Chissà quanti, fra questi, effettuano quotidianamente trapianti di cuore.
 

 
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